Il minatore: eroe, vittima e martire. L’uso pubblico dell’emigrazione nell’Italia repubblicana

Proponiamo qui di seguito l’abstract dell’intervento di Michele Colucci, ospite del convegno che si terrà il 13 e 14 aprile presso il Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne.

L’intervento si propone di ripercorrere la ricorrenza della figura del minatore emigrato nel dibattito pubblico, partendo dagli anni della ricostruzione fino ad arrivare agli anni più recenti.
Utilizzato inizialmente come strumento di propaganda per favorire l’emigrazione, il ruolo del minatore è passato nel corso degli anni cinquanta a rappresentare non solo l’eroe della ricostruzione ma anche la vittima, soprattutto a seguito di Marcinelle, nel 1956. In seguito alla dimensione vittimaria si è aggiunta quella del martire, caduto in nome di un progetto nazionale.
Successivamente la memoria dell’emigrazione mineraria è stata utilizzata anche in rapporto alle immigrazioni straniere più recenti, con un forte accento proprio sulla continuità della dimensione vittimaria.
 Questo approccio – comunque non unico ma maggioritario – è stato funzionale, fin dalla ricostruzione, a mettere in secondo piano la dimensione del minatore come lavoratore e come soggetto di diritti e a rimuovere l’intreccio di scelte e di responsabilità istituzionali e industriali che hanno accompagnato la storia delle migrazioni.

 

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Incontro con l’antropologa Sonia Salsi

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Nella serata di giovedì 25 febbraio 2016 l’antropologa Sonia Salsi sarà ospite presso il Collegio dei Fiamminghi di Bologna.                                                                                                         Veicolatrice e preservatrice di memoria, vero e proprio centro di mediazione e interazione tra culture, la figura femminile ha svolto e svolge tuttora un ruolo di primaria importanza entro il fenomeno delle migrazioni; si presterà particolare attenzione al contesto della migrazione italiana in Belgio avvenuta negli anni ’50, a cui l’autrice, figlia di emigrati italiani, è strettamente legata, e a quella che, oggigiorno, sta caratterizzando l’Italia. Alcune tematiche, queste, trattate nei suoi due libri, che saranno oggetto di discussione in occasione dell’incontro.

Qui di seguito contenuti relativi ai libri sui quali si baserà l’incontro:

Film, musica e memoria

1948. In un piccolo paese della Calabria, un padre di famiglia con negli occhi il sorriso della speranza abbandona la propria terra d’origine, in cerca di fortuna e felicità.
Un prologo, questo, che ha accomunato il destino di decine di migliaia di emigranti italiani emigrati a seguito di un accordo bilaterale stipulato nel 1946 tra Italia e Belgio, basato su un principio fondamentale: l’invio di 2.000 operai per settimana pari a 2.500 tonnellate di carbone.
La situazione in Belgio al momento della firma del Protocollo con l’Italia era caratterizzata da una grande penuria di operai, specialmente nel settore dell’estrazione del carbone, e dal bisogno impellente di estrarre il minerale dal sottosuolo, condizione necessaria per la ricostruzione economica del paese e per il suo sviluppo.
Quale prezzo ha pagato l’Italia, per del carbone! Il prezzo delle vite di molti e molti uomini, donne e bambini, costretti per fame e necessità a lasciare il proprio paese di origine. Tra di loro, vi era anche il futuro cantante Rocco Granata, le cui vicende biografiche sono diventate il soggetto del film diretto dal regista belga Stijn Conijnx nel 2013, intitolato Marina, in omaggio alla canzone che lo portò al successo e al riscatto sociale.
La pellicola, richiesta dallo stesso Granata, ripercorre i passi di un ragazzo innamorato, dall’infanzia trascorsa tra le calde melodie di un Meridione fortemente legato alla terra, per raggiungere poi il padre, minatore nel Limburgo belga.
Ma le rêveries giovanili si scontrano con la fredda realtà. Un mondo opposto a quello abbandonato, e amaramente rimpianto, fa quindi da sfondo all’adolescenza di Rocco, segnata da emarginazione sociale, debolezze umane, ristrettezze economiche e dalle difficoltà di una lingua sconosciuta. Poi, tra parole scambiate con un compaesano, tra silenzi estremamente eloquenti, tra fredde frasi di un funzionario viene a galla l’aspra verità celata dietro a cartacei accordi transnazionali e alle solenni promesse di una vita migliore fatte da un padre a suo figlio.
È sempre la musica che dà forza al giovane, portandolo anche a contrasti con il padre che, sacrificando se stesso tutti i giorni nei neri cunicoli della miniera belga, di musica non ne vuole proprio sapere. Amore e musica, intrecciati indissolubilmente, fanno intravedere però una nuova luce al giovane: grazie all’aiuto della madre, acquista una fisarmonica presso un commerciante – interpretato dallo stesso Rocco Granata – per partecipare a un concorso. Sarà lui, lasciandogliela sulla fiducia, a permettergli di prendere parte alla competizione e vincerla. Si crea così un interessante cortocircuito tra verità biografica e finzione nel porre faccia a faccia attore e personaggio, le cui esistenze, nel film così come nella vita, sono effettivamente collegate da un filo comune: Matteo Simoni, attore belga che veste i panni del cantante, è egli stesso figlio di italiani emigrati per lavorare in miniera. Recitando questo ruolo, ha la possibilità di riscoprire radici e legami, allentati dal salto generazionale, e una lingua e una cultura di cui rimane traccia nel suo nome.
In un’intervista, Rocco Granata spiega come nel film siano state accentuate le divergenze col padre, che in realtà non erano così aspre. Alla fine, il giovane e talentuoso Rocco, appena arrivato in America, intona un discorso che fa da turning point nei rapporti col padre, che rimane profondamente emozionato dalla dedizione e dalla perseveranza del figlio nell’inseguire il suo sogno.
Talento per la fisarmonica, infatuazione adolescenziale per la ragazza belga Helena, tormento dalla xenofobia che tutta la famiglia deve subire, valori e importanza della famiglia, ma anche il ricordo di una Marcinelle distrutta del terribile incendio divampato l’8 agosto 1956 nella miniera Le Bois du Cazier, sono solo alcuni dei temi di questo film che ha mostrato una realtà in cui a morire e ad essere discriminati erano gli immigrati italiani.

Il progetto

Questo blog nasce in vista del convegno “Memoria culturale e culture della memoria delle miniere e della migrazione italiana in Limburgo e Vallonia”, che si terrà presso il dipartimento di Lingue, Letterature e Culture moderne di Bologna nelle giornate del 13 e 14 aprile 2016.

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Il progetto è pensato per fornire spunti di riflessione, collegamenti tematici, approfondimenti e materiale multimediale relativi agli argomenti che verranno trattati nei due incontri.

In allegato il programma definitivo delle giornate:

Programma convegno

Curatori del sito:

Lisa Visani Bianchini – lisavisanib@gmail.com