Le parole illusorie dei manifesti per il reclutamento in miniera

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, iniziarono a comparire presso i comuni italiani dei manifesti rosa in cui venivano informati i futuri minatori sulle mansioni da svolgere in miniera, sul guadagno che avrebbero ricavato dal lavoro stesso e sulle condizioni convenienti per le famiglie, che comprendevano assegni familiari, ferie, premi di natalità, alloggi assicurati e carbone gratuito. Nulla veniva detto sulle procedure del viaggio in treno verso il Belgio che durava tre giorni e tre notti. Arrivati a destinazione, gli alloggiati si trovarono a vivere in ex campi di concentramento, ubicati in baracche di legno e lamiera, e a dormire su letti a castello, materassi di paglia, spesso senza biancheria.

I fogli rosa ben in vista, emessi dalla Federazione Carbonifera belga, annunciavano un invitante appello:

“Approfittate degli speciali vantaggi che il Belgio accorda ai suoi minatori. Il viaggio dall’Italia al Belgio è completamente gratuito per i lavoratori italiani firmatari di un contratto annuale di lavoro per le miniere. Il viaggio dall’Italia al Belgio dura in ferrovia solo 18 ore. Compiute le semplici formalità d’uso, la vostra famiglia potrà raggiungervi in Belgio”.

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