Intervista a Francesco Viola

Oggi propongo la mia intervista a Francesco Viola, esperto in lingua dei segni e ospite al nostro convegno Minatori di memorie.
A fine intervista reciterò una breve poesia in nederlandese, con successiva traduzione in italiano, mentre Francesco farà la sua performance in LIS.

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Video: Wiel Kusters

L’orologio

Questa poesia, oltre ad altre tratte dal libro In en onder het dorp è inclusa nella raccolta Doa tuut ‘t’, scritta da Wiel Kusters.
Kusters traccia un parallelo tra la scatolina senza polvere, in cui l’orologio è protetto, e la scatola del respiratore, a cui suo padre, in ospedale, è collegato.

Sotto un breve video nella quale Wiel Kusters recita la sua poesia in nederlandese.

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Mijn vaders horloge

Dit gedicht is opgenomen in Doa tuut ‘t’, geschreven door Wiel Kusters.
Kusters trekt een parallel tussen het stofvrije doosje waarin het horloge is opgeborgen, en het doosje van het beademingsapparaat, waaraan zijn vader in het ziekenhuis is verbonden.

Hier een video van Wiel Kusters die het gedicht voorleest.

Convegno minatori di memorie seconda edizione

 

A un anno di distanza dal convegno dedicato ai temi della memoria delle miniere e della migrazione italiana in Belgio e Olanda, si prosegue sulla scia tracciata con un nuovo appuntamento che si terrà presso il Dipartimento Lilec dell’Università di Bologna il 26 e 27 aprile 2017.

 

Le tematiche trattate nella prima edizione di Minatori di memorie da punti di vista interdisciplinari (storici, sociologici, antropologici, geografici e letterari), saranno affrontate nella nuova edizione con un focus più specifico, centrato su narrazioni e performance. Verranno prese in esame (ri)costruzioni e mediazioni di quei contesti e vissuti, affidate alla scrittura (in italiano, francese, neerlandese), più o meno finzionale, all’oralità e alle arti performative (teatro, cinema, videoarte, musica, fotografia, ecc.), con al centro trasformazioni, negoziazioni e performance identitarie e memoriali.

Saranno presenti, accanto a studiosi delle varie discipline coinvolte, anche artisti dall’Italia, dal Belgio e dall’Olanda, talvolta di retroterra migratorio: il poeta Wiel Kusters, lo scrittore e sceneggiatore Gustaaf Peek (che presenterà il film Gluckauf, vincitore del festival del cinema di Utrecht del 2015), il regista e attore Alessandro Idonea, gli artisti di foto e videoinstallazioni Silvia Caracciolo & Fabio Caramaschi.

 

Wiel Kusters: il mito della miniera

Una breve introduzione al lavoro di Herman Van Der Heide, che al convegno del 26 e 27 Aprile si concentrerà sulla poesia di Wiel Kusters e al suo legame col mondo della miniera.

Quando Wiel Kusters, poeta limburghese e figlio e nipote di minatori, comincia a scrivere, la miniera nel Limburgo olandese appartiene già al passato. Gli tocca allora recuperare una storia. Gli appunti del poeta si rivolgono a una sfera separata distaccata dal presente: la sua miniera è un museo, il suo territorio il Limburgo di prima. Museo non designa qui un luogo o uno spazio fisico determinato, ma la dimensione separata in cui si trasferisce ciò che un tempo era sentito come vero e decisivo, ora non più. Tramite la memoria e il sogno, il poeta si rimette in contatto con il passato che esiste solo come narrazione e quindi minaccia continuamente di riprodursi come una mancanza.
La famiglia, il territorio e la miniera riempiono le sue poesie da sempre. Vi si avverte una certa nostalgia per un’autenticità andata perduta.

Angolo poesia

Oggi gli studenti di neerlandese del secondo anno dell’Alma Mater Studiorum traducono una poesia di Wiel Kusters:

Glückauf

Per me il Glück auf! era
La buonanotte, nel buio
Scambiata tra uomini

Seduti per i loro bisogni
Sulle pale mentre i topi
Rosicchiavano il pane dalle tasche

Nessuna immagine più efficace
Per il sonno prossimo
Quando a letto
Salutavo mio padre
Prima che chiudesse la porta

I MUSEI DELLE MINIERE DEL BELGIO: UN PASSATO PRESENTE

Sonia Salsi, organizzatrice e partecipante al Convegno di aprile, ci spiega brevemente la storia e l’importanza dei musei minerari nella zona limburghese. I musei non sono soltanto installazioni con oggetti e ricordi ma luoghi in cui far rivivere la memoria storica di quell’epoca. Non a caso alcune semplici abitazioni fungono da musei, ed i visitatori possono cimentarsi in quella che era la vita di un operaio e della sua famiglia.

Entrare nella casa di qualcuno è una cosa intima, è decidere di mostrarsi totalmente, ed è proprio questo che succede nel Limburgo: il visitatore si trova davanti alla vita di una famiglia nella sua più totale semplicità, muri impregnati di difficoltà passate, quadri e fotografie di ciò che si ha abbandonato, oggetti legati alla religione, che era forse l’unico punto fisso per le persone che avevano perso tutto il resto andandosene dal proprio paese.

 

Quindi, quale è lo scopo di questi musei?
Ecco la risposta di Sonia:

I musei delle miniere nel Limburgo belga e in Vallonia nascono dalla volontà del governo di valorizzare un patrimonio industriale e umano senza eguali. In questo modo viene ricostruita una realtà che in passato ha visto protagonisti tanti migranti italiani e di altre nazionalità, questi ultimi arrivati soprattutto in seguito alla tragedia di Marcinelle, quando la migrazione italiana sostanzialmente subì un arresto. Per quasi un secolo, le miniere, come anche i villaggi giardino adibiti alla popolazione mineraria, furono i luoghi di lavoro e di vita di popolazioni immigrate.. I musei minerari di Genk, Beringen, Zolder, Houthalen-Helchteren (Limburgo), Blegny e Bois du Cazier (Vallonia) e la casa-museo di Eisden nacquero in seguito alla chiusura dell’ultima miniera di Zolder nel 1992.

Nell’epoca odierna, le strutture museali intendono rendere pubblici intrecci di storie reali di vita dura, di popoli che proprio tramite il lavoro in miniera contribuirono alla rinascita economica del Belgio. Attraverso l’esposizione museale quel passato viene recuperato, valorizzato e focalizzato sull’importanza storica e sociale delle miniere. Un passato esposto con un obiettivo specifico: riportare alla superficie le memorie delle comunità locali, impregnate di realtà passate ma non sbiadite, che inevitabilmente hanno contribuito a forgiare le identità multiculturali delle cité minerarie e della loro gente.

I musei sono stati istituiti per far ri-conoscere ai visitatori le peculiarità della memoria storica di un’epoca i cui effetti sono ben riconoscibili in molti aspetti della vita economica, sociale e territoriale. Lo dimostrano i tour turistici verso le zone minerarie, le mostre espositive con al centro la miniera, e infine le attività didattiche in collaborazione tra scuole ed ex-miniere. Per esempio, le guide dei musei, spesso loro stessi ex-minatori, si prestano a far conoscere e rivivere le esperienze lavorative nel sottosuolo, le tipologie di lavoro svolte, il buio, gli attrezzi di lavoro, le divise, e anche la vita comune, come per esempio la condivisione del cibo a mille metri sottoterra. Narratori viventi, le guide suscitano stupore, se non incredulità, con i loro racconti.

I musei sono inoltre strumenti importante di valorizzazione storica e di tradizioni minerarie locali, realizzando spazi espositivi e d’incontro. Diventano così contenitori di recupero di storie di collettività di vita vissuta, di lavoro, e luoghi espositivi di territori trasformati dall’avvento delle miniere e in seguito dalla loro chiusura. Lo scopo è quello di recuperare valori simbolici legati alle comunità che vi hanno vissuto e in cui tuttora vivono i discendenti. Le collezioni di oggetti appartenenti ad un patrimonio industriale riportano alla luce l’importanza di quegli uomini scavatori e di quel mondo in gran parte sotterraneo, per renderlo ancora visibile e non lasciarlo cadere nell’oblio.

 

Angolo poesia: Wiel Kusters

L’orologio

L’orologio di mio padre stava in una scatolina
una cassettina di ferro
foderata di feltro rosso
con una finestrella di mica
così che tu potessi vederne il quadrante
più o meno senza polvere
lancette senza polvere

un orologio per il sottosuolo

Anche il suo respiro finì in una scatolina come quella
una cassettina ermetica, anzi
una cassettina con un sottilissimo spiraglio
attraversato da un respiro
da fuori a dentro
da dentro a fuori
il suo cuore doveva tirare una catena
un cavo pesante

Ciò che mio padre non sapeva
mentre tirava con forza la sua catena
è che una sola cosa avrebbe domandato
“Che ore sono?”
appena prima di esalare l’ultimo respiro

Da: Doa tuut’t (1998). Ristampato come Schachtsignalen (2012)