BILINGUISMO / MULTILINGUISMO NELLA MIA PRATICA POETICA

Il poeta Wiel Kusters ha mandato un breve testo dove ci parla delle “sue lingue”, tema che affronterà anche durante il convegno:

La mia lingua madre, ovvero la lingua in cui sono cresciuto fino a quando non sono andato alla scuola elementare, diventando bilingue, è il Kerkraads, la lingua di Kerkrade, città (ex)-mineraria nel sud-est del Limburgo olandese, dodici chilometri al di sopra di Aquisgrana. Il Kerkraads è un dialetto ripuario.
La lingua ripuaria è conosciuta in linguistica come una varietà del francone medio, parlata nell’area compresa tra le linee di Benrath e Bad Honnef in Germania. Nei Paesi Bassi solo i dialetti di Kerkrade, Vaals, Bocholtz e Simpelveld appartengono a questa famiglia dialettale. Persino per la provincia del Limburgo con le sue numerose varianti linguistiche – che insieme vengono classificate come limburghese – questi dialetti, compresa dunque la mia lingua madre, vengono considerati qualcosa di “esotico”. Ciò vale ancor più per la lingua della mia giovinezza, che ovviamente non ho mai dimenticato, quando la paragoniamo al neerlandese standard in cui scrivo e pubblico da quando avevo diciassette, diciott’anni. Eppure questo non significa che io non abbia scritto anche in Kerkraads. Quando avevo circa sedici anni, pubblicai le mie prime poesie, tra cui un adattamento in Kerkraads di una poesia di Jacques Prévert, Page d’écriture, nella rivista dell’associazione dialettale “Veldeke”. Dopodiché ci è voluto molto tempo prima che riprendessi – e comunque sempre poco – a utilizzare Kerkraads.
Durante la conferenza parlerò del come e del perché di queste scelte, sottolineando il fatto che nel mio lavoro mi sono occasionalmente servito anche del tedesco, altra lingua che sento a me molto vicina. Come ulteriore elemento per la mia storia, esaminerò la collaborazione con il poeta romeno-tedesco Oskar Pastior (1927-2006), autore tra l’altro di Der krimgotische Fächer (1978), canzoni e ballate in una pseudolingua gotica di Crimea ricca di suoni. Con lui, che proprio come me proveniva da una zona di contatto tra lingue e culture differenti, ho intrapreso progetti di scrittura a Berlino e Maastricht che ci hanno divertito e da cui abbiamo imparato molto. Oskar era plurilingue per principio, al punto che arrivò a tradurre Petrarca dall’italiano, senza conoscere l’italiano, o a tradurre su mia richiesta una poesia di Stefan George in tedesco, di cui io poi feci “una” versione in neerlandese.

                                                                                Trad. Lisa Visani Bianchini

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Project “Niet bang zijn”

Oggi vorrei pubblicizzare un evento molto importante che si terrà il 9 febbraio al Migratiemuseum Heerlen , ovvero un tour guidato del museo minerario organizzato da Daniela Tasca e l’inaugurazione del progetto “Naam en Toenaam” con l’Istituto italiano di Cultura per i Paesi Bassi.

Dutch Limburg as multilingual area

Leonie Cornips, sociolinguista al Meertens Instituut di Amsterdam e professoressa di cultura linguistica in Limburgo all’Università di Maastricht, ci invia il suo abstract per il convegno:

In this talk, I will introduce Dutch Limburg as multilingual area, including the regional language Limburgish and, in brief, its contestation (together with other home languages than Dutch) in preschools in Limburg. The largest part of the talk, however, will be devoted to the languagecultural effects of the expansion of the coal mining industry in the former century in the Eastern Mine District with Heerlen as its centre. In the beginning of the 20 th century, the expanding coal mining industry attracted numerous migrants and their language varieties from within the Netherlands and elsewhere in Europe (Italy, Poland, Germany, Belgium, Slovenia, Austria, and Hungary). As a result, a new language variety emerged in Heerlen which is called Heerlen Dutch (Cornips 1994). People characterize Heerlen Dutch – then and now – as neither dialect nor Dutch but something in between. Nowadays, people in Heerlen relate to the coalmining past of this city through a variety of languagecultural practices that cut across diverse media forms and genres, both textual (poems, rap songs), visual (portrait photography, material commodities), and digital (posts on Facebook, YouTube videos). I will show how people in Heerlen, through these practices express, repeat, and renew their individual and collective memories of Heerlen as the coal mining centre (Cornips & Van den Hengel 2018).

ZWART GOUD – Don Luca

Don Luca è un rapper di Genk impegnato nella diffusione del ricordo delle miniere e del suo socioletto, la citétaal. Lo abbiamo già conosciuto con il suo singolo “Wa Make” dove incitava le persone ad andare a visitare le miniere ed imparare le tipiche espressioni gergali della citè di Genk e ora ha rilasciato il suo ultimo singolo “Zwart goud”, che in italiano significa “oro nero”, ovvero il carbone estratto nelle miniere.

Wat zijn de gelijkenissen tussen het leven van mijnwerkers en dat van een Limburgse ‘undergound’ Hip Hop artiest? De metaforen laten niets aan de verbeelding over. Don Luca schetst een duidelijk beeld over hoe hij denkt over de muziekindustrie en de jonge, bruisende, maar soms ook duistere, geschiedenis van Genk.

Quali sono le somiglianze tra la vita dei minatori e quelle di un artista hip hop del Limburgo? Le metafore non lasciano nulla all’immaginazione. Don Luca dipinge un’immagine chiara di cosa pensa dell’industria musicale e della giovane, vivace ma a volte anche oscura storia di Genk.

(Descrizione sotto al suo video ufficiale su youtube)

 

 

 

 

Mina o miniera? Scambi linguistici nelle miniere olandesi e belghe

Dolores Ross, docente presso l’Università di Trieste e Paola Gentile, ricercatrice alla KU Leuven ci mandano il loro abstract incentrato sugli scambi linguistici nelle miniere olandesi e belghe:

Il presente contributo si incentra sulla situazione linguistica dei bacini carboniferi della provincia olandese del Limburgo, in quelli della provincia fiamminga del Limburgo e nei bacini minerari della Vallonia, con particolare attenzione all’impatto che l’emigrazione italiana in Belgio negli anni 40 e 50 ha avuto a livello sociolinguistico. Saranno evidenziate alcune differenze linguistiche e sociolinguistiche tra l’area olandese e quella belga, seguite da un’analisi di termini appartenenti al lessico dei minatori, con particolare attenzione a calchi e prestiti lessicali.
La seconda parte del contributo entrerà nel merito della situazione linguistica della comunità di minatori italiani residenti nella provincia del Limburgo belga sulla base di interviste effettuate con ex minatori e discendenti di seconda e terza generazione. Dalle interviste saranno analizzati aspetti relativi all’apprendimento del neerlandese e all’uso dell’italiano, ai contesti sociali in cui queste due lingue vengono utilizzate e alla lingua come espressione di identità culturale.

Recensione Minatori di memorie 2016

 

Matteo Sanfilippo, direttore della fondazione “Centro Studi Emigrazione” recensisce gli atti del convegno del 2016 in “Studi Emigrazione”, LV, n. 212, 2018, p. 661:

Prandoni, Marco; Salsi, Sonia (a cura di) (2017). Minatori di memorie. Memoria culturale e culture della memoria delle miniere e della migrazione italiana in Limburgo (belga e olandese) e Vallonia. Bologna: Pàtron Editore. 192 pp.

Questi atti di un convegno organizzato a Bologna nel 2016 approfondiscono un aspetto caratteristico della diaspora italiana, che oggi è ormai scomparso. Il minatore è un protagonista di quei flussi e assume enorme importanza nel secondo dopoguerra, quando gli accordi con alcuni Paesi scambiano manodopera italiana contro materie prime straniere. I relatori affrontano il problema da angolature diverse: la documentazione nell’Archivio Centrale dello Stato, in particolare quella prodotta dal Ministero del Lavoro (Colucci), la memoria pubblica di Marcinelle (Rinauro), la più general emigrazione italiana in Belgio (Bertucelli e Canovi), i materiali in rete (Caprarelli), la diaspora femminile (Salsi), l’approccio della geografia (Pistocchi), i documentari (Zanello), le scritture private (Spitilli), la pittura (van der Heide), la canzone (Pezzarossa), l’autobiografia (Gnocchi), la lingua (Terrenato), la saggistica letteraria (Prandoni). Si tratta di un enorme ventaglio ricco di spunti. Sarebbe stata quindi necessaria un’introduzione assai vasta per riportare il tutto a una prospettiva unitaria. Tuttavia anche in mancanza di
questa l’offerta è assai ricca.

 

Qui sotto troverete un link al libro:

http://www.patroneditore.com/volumi/1865/minatori_di_memorie.html

Lingua e cultura italiana in Belgio: politiche d’integrazione scolastica per i figli degli immigrati italiani

Carla Campanella ci presenta l’abstract del suo intervento fissato per il 12 Aprile durante l’escursione alla miniera Sulphur – Museo Storico Minerario di Perticara:

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale d’Italia promuove da tempo corsi di lingua e cultura italiana nel mondo. Questi corsi si inseriscono in un piano di salvaguardia dell’identità culturale dei figli degli Italiani all’estero e dei cittadini di origine italiana. La presentazione esplora la realtà del sistema di suddetti corsi (e delle scuole italiane) in Belgio a partire dall’inizio del XX secolo. L’attenzione è posta sulle attività sviluppate per la promozione della lingua e della cultura italiana per e con i figli degli immigrati italiani nel Regno, realizzando una panoramica storica delle politiche italiane e belghe di sostegno ( oppure no) di questa forma di integrazione scolastica. La mia esposizione descrive i dispositivi educativi messi in opera, per favorire la scolarizzazione dei figli degli immigrati italiani; perché, quando e a quale livello di competenza, si è giudicato importante che i giovani Italiani imparino la lingua e la cultura del loro paese; quali sono state le modalità d’insegnamento e di organizzazione dei corsi che si sono sviluppati nel corso degli anni. Il periodo analizzato in modo più specifico è quello compreso tra il 1971 e il 2017, date entro le quali l’Italia e il Belgio hanno stabilito le norme principali per la regolamentazione di suddetti corsi. Tuttavia, volendo offrire un piano sufficientemente chiaro ed esaustivo delle misure e delle pratiche italiane e belghe, sia d’integrazione scolastica dei figli degli immigrati italiani sia di valorizzazione e diffusione della lingua e della cultura italiane in Belgio, è previsto uno sguardo anche su ciò che è stato messo in atto prima, a partire dalla fine del XIX secolo.