Dutch Limburg as multilingual area

Leonie Cornips, sociolinguista al Meertens Instituut di Amsterdam e professoressa di cultura linguistica in Limburgo all’Università di Maastricht, ci invia il suo abstract per il convegno:

In this talk, I will introduce Dutch Limburg as multilingual area, including the regional language Limburgish and, in brief, its contestation (together with other home languages than Dutch) in preschools in Limburg. The largest part of the talk, however, will be devoted to the languagecultural effects of the expansion of the coal mining industry in the former century in the Eastern Mine District with Heerlen as its centre. In the beginning of the 20 th century, the expanding coal mining industry attracted numerous migrants and their language varieties from within the Netherlands and elsewhere in Europe (Italy, Poland, Germany, Belgium, Slovenia, Austria, and Hungary). As a result, a new language variety emerged in Heerlen which is called Heerlen Dutch (Cornips 1994). People characterize Heerlen Dutch – then and now – as neither dialect nor Dutch but something in between. Nowadays, people in Heerlen relate to the coalmining past of this city through a variety of languagecultural practices that cut across diverse media forms and genres, both textual (poems, rap songs), visual (portrait photography, material commodities), and digital (posts on Facebook, YouTube videos). I will show how people in Heerlen, through these practices express, repeat, and renew their individual and collective memories of Heerlen as the coal mining centre (Cornips & Van den Hengel 2018).

Annunci

ZWART GOUD – Don Luca

Don Luca è un rapper di Genk impegnato nella diffusione del ricordo delle miniere e del suo socioletto, la citétaal. Lo abbiamo già conosciuto con il suo singolo “Wa Make” dove incitava le persone ad andare a visitare le miniere ed imparare le tipiche espressioni gergali della citè di Genk e ora ha rilasciato il suo ultimo singolo “Zwart goud”, che in italiano significa “oro nero”, ovvero il carbone estratto nelle miniere.

Wat zijn de gelijkenissen tussen het leven van mijnwerkers en dat van een Limburgse ‘undergound’ Hip Hop artiest? De metaforen laten niets aan de verbeelding over. Don Luca schetst een duidelijk beeld over hoe hij denkt over de muziekindustrie en de jonge, bruisende, maar soms ook duistere, geschiedenis van Genk.

Quali sono le somiglianze tra la vita dei minatori e quelle di un artista hip hop del Limburgo? Le metafore non lasciano nulla all’immaginazione. Don Luca dipinge un’immagine chiara di cosa pensa dell’industria musicale e della giovane, vivace ma a volte anche oscura storia di Genk.

(Descrizione sotto al suo video ufficiale su youtube)

 

 

 

 

Mina o miniera? Scambi linguistici nelle miniere olandesi e belghe

Dolores Ross, docente presso l’Università di Trieste e Paola Gentile, ricercatrice alla KU Leuven ci mandano il loro abstract incentrato sugli scambi linguistici nelle miniere olandesi e belghe:

Il presente contributo si incentra sulla situazione linguistica dei bacini carboniferi della provincia olandese del Limburgo, in quelli della provincia fiamminga del Limburgo e nei bacini minerari della Vallonia, con particolare attenzione all’impatto che l’emigrazione italiana in Belgio negli anni 40 e 50 ha avuto a livello sociolinguistico. Saranno evidenziate alcune differenze linguistiche e sociolinguistiche tra l’area olandese e quella belga, seguite da un’analisi di termini appartenenti al lessico dei minatori, con particolare attenzione a calchi e prestiti lessicali.
La seconda parte del contributo entrerà nel merito della situazione linguistica della comunità di minatori italiani residenti nella provincia del Limburgo belga sulla base di interviste effettuate con ex minatori e discendenti di seconda e terza generazione. Dalle interviste saranno analizzati aspetti relativi all’apprendimento del neerlandese e all’uso dell’italiano, ai contesti sociali in cui queste due lingue vengono utilizzate e alla lingua come espressione di identità culturale.

Recensione Minatori di memorie 2016

 

Matteo Sanfilippo, direttore della fondazione “Centro Studi Emigrazione” recensisce gli atti del convegno del 2016 in “Studi Emigrazione”, LV, n. 212, 2018, p. 661:

Prandoni, Marco; Salsi, Sonia (a cura di) (2017). Minatori di memorie. Memoria culturale e culture della memoria delle miniere e della migrazione italiana in Limburgo (belga e olandese) e Vallonia. Bologna: Pàtron Editore. 192 pp.

Questi atti di un convegno organizzato a Bologna nel 2016 approfondiscono un aspetto caratteristico della diaspora italiana, che oggi è ormai scomparso. Il minatore è un protagonista di quei flussi e assume enorme importanza nel secondo dopoguerra, quando gli accordi con alcuni Paesi scambiano manodopera italiana contro materie prime straniere. I relatori affrontano il problema da angolature diverse: la documentazione nell’Archivio Centrale dello Stato, in particolare quella prodotta dal Ministero del Lavoro (Colucci), la memoria pubblica di Marcinelle (Rinauro), la più general emigrazione italiana in Belgio (Bertucelli e Canovi), i materiali in rete (Caprarelli), la diaspora femminile (Salsi), l’approccio della geografia (Pistocchi), i documentari (Zanello), le scritture private (Spitilli), la pittura (van der Heide), la canzone (Pezzarossa), l’autobiografia (Gnocchi), la lingua (Terrenato), la saggistica letteraria (Prandoni). Si tratta di un enorme ventaglio ricco di spunti. Sarebbe stata quindi necessaria un’introduzione assai vasta per riportare il tutto a una prospettiva unitaria. Tuttavia anche in mancanza di
questa l’offerta è assai ricca.

 

Qui sotto troverete un link al libro:

http://www.patroneditore.com/volumi/1865/minatori_di_memorie.html

Lingua e cultura italiana in Belgio: politiche d’integrazione scolastica per i figli degli immigrati italiani

Carla Campanella ci presenta l’abstract del suo intervento fissato per il 12 Aprile durante l’escursione alla miniera Sulphur – Museo Storico Minerario di Perticara:

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale d’Italia promuove da tempo corsi di lingua e cultura italiana nel mondo. Questi corsi si inseriscono in un piano di salvaguardia dell’identità culturale dei figli degli Italiani all’estero e dei cittadini di origine italiana. La presentazione esplora la realtà del sistema di suddetti corsi (e delle scuole italiane) in Belgio a partire dall’inizio del XX secolo. L’attenzione è posta sulle attività sviluppate per la promozione della lingua e della cultura italiana per e con i figli degli immigrati italiani nel Regno, realizzando una panoramica storica delle politiche italiane e belghe di sostegno ( oppure no) di questa forma di integrazione scolastica. La mia esposizione descrive i dispositivi educativi messi in opera, per favorire la scolarizzazione dei figli degli immigrati italiani; perché, quando e a quale livello di competenza, si è giudicato importante che i giovani Italiani imparino la lingua e la cultura del loro paese; quali sono state le modalità d’insegnamento e di organizzazione dei corsi che si sono sviluppati nel corso degli anni. Il periodo analizzato in modo più specifico è quello compreso tra il 1971 e il 2017, date entro le quali l’Italia e il Belgio hanno stabilito le norme principali per la regolamentazione di suddetti corsi. Tuttavia, volendo offrire un piano sufficientemente chiaro ed esaustivo delle misure e delle pratiche italiane e belghe, sia d’integrazione scolastica dei figli degli immigrati italiani sia di valorizzazione e diffusione della lingua e della cultura italiane in Belgio, è previsto uno sguardo anche su ciò che è stato messo in atto prima, a partire dalla fine del XIX secolo.

Dinddra di Girolamo Santocono: impasti linguistici nell’universo delle seconde generazioni di emigrati italiani in Belgio

Catia Nannoni, Professoressa associata presso il Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne dell’Università di Bologna, ci presenta il suo abstract per il prossimo convegno Minatori di memorie che si terrà giovedì 11 e venerdì 12 Aprile presso il Dipartimento di Lingue a Bologna:

Il secondo romanzo di Santocono, Dinddra (1998), benché sviluppi una storia totalmente di finzione, può essere e di fatto è stato percepito in continuità col precedente, il notissimo Rue des Italiens (1986), saga familiare di ispirazione ampiamente autobiografica incentrata sull’immigrazione italiana del secondo dopoguerra nelle zone minerarie della Vallonia. Se, come è stato rilevato, questo secondo libro non ha potuto contare sull’ “effet de surprise” del primo, ha nondimeno ritrovato, in Belgio, la simpatia del pubblico che aveva accolto Rue des Italiens. Dinddra prosegue l’esplorazione dell’universo Rital attraverso la storia di Pino, un giovane di seconda generazione che matura il sogno di una nuova partenza, accarezzando per un momento l’idea di uscire dal rassicurante nucleo comunitario (il dinddra, appunto, il “dentro” siciliano) per conoscere il fora e vivere una vita sua in un altrove scelto autonomamente, senza raccogliere la pesante eredità di una patria- non patria imposta dai genitori emigrati dalla Sicilia. Questo romanzo, che sposta l’attenzione sul problema identitario delle seconde generazioni, riproduce nei dialoghi la lingua festosa e colorata di Rue des Italiens, i suoi incontri di lingue, dialetti e registri diversi, anche se non vi si ritrova la verve di quelle scene del primo romanzo in cui s’intessevano conversazioni spassosissime tra locutori linguisticamente distanti, ma messi in contatto dal contesto migratorio. Questa comune condizione di mistilinguismo in Dinddra è tuttavia oggetto di una maggiore consapevolezza, che si rispecchia in ricorrenti riflessioni metalinguistiche, da cui emerge che la lingua che Pino parla in famiglia è “un sabir de sicilien et de wallon” che sarebbe completamente incomprensibile in Italia, il che gli sottrae anche quel tenue filo che potrebbe ricollegarlo alla patria dei genitori e gli ricorda, al tempo stesso, ogni giorno la sua condizione di straniero in Belgio. Tutta la lingua dispiegata nei dialoghi può dirsi attraversata dalla contaminazione e dalla sovrapposizione tra idiomi diversi, e caratterizzata dalla volontà di accorciare le distanze per comunicare, di ignorare le singole identità e appartenenze per dialogare in una lingua composita ed eteroclita, mai uguale a se stessa, continuamente reinventata per essere all’altezza delle situazioni che si presentano: un vero e proprio sabir, insomma.
Se la fama di Rue des Italiens è arrivata in Italia, creando le condizioni per una traduzione italiana (sebbene dall’esito discutibile), di Dinddra è giunta un’eco molto più affievolita, nonostante l’attualità della tematica anche per il nostro paese. Riferirò brevemente di un progetto di traduzione nato in seno alla stessa casa editrice italiana che si è occupata del primo romanzo, un progetto più maturo e consapevole bloccato sul nascere per ragioni intrinseche ed estrinseche, il quale ad oggi non si è ancora realizzato, ma che, se perseguito, potrebbe portare con sé anche un recupero e un’auspicabile ritraduzione del primo romanzo.

Locandina Provvisoria

Come accennato in precedenza giovedì 11 e venerdì 12 Aprile si svolgerà la terza edizione del convegno “Minatori di memorie”.
Quest’anno il plurilinguismo sarà protagonista attraverso interventi mirati alla sociolinguistica, alla letteratura e alla traduzione con esperti già conosciuti in precedenza, ma anche con tanti nuovi ospiti da Italia, Belgio e Olanda, appartenenti a diverse generazioni. Il convegno viene inoltre organizzato in collaborazione con il museo minerario Sulphur a Perticara, che verrà visitato nella giornata di venerdì.

Qui la bozza del programma di aprile: