Angolo poesia

Altre tre poesie di Wiel Kusters tradotte in modo impeccabile da Francesca ed Eleonora, studentesse dell’Università di Lingue di Bologna:

L’arrivo di Luth & co.

Tua madre camminava su piedi neri per il corridoio.
Era sporco, un uomo vi aveva
trascinato dei sacchi, per dopo,
poi venne il freddo.

Tuo padre veniva su alluci bianchi dalla miniera.
Il sangue bianco di tua madre. Il tappetino
rivelava: la casa è pulita, nessuna polvere
se non a volte nel tuo sogno.

Da Hoofden (1981)

la polvere di cui le casalinghe
si lamentavano (scendeva
sui davanzali e sul bucato
in giardino)

c’era anche col bel tempo
nera agli angoli
dei suoi occhi
prova che veniva da profondità
nei pressi di casa

Da Een oor aan de grond (1978)


Mantoux

Graffi sul mio braccio:
test per la tubercolosi. Una suora
bianca con un pennino. Io
un ragazzino con un livido,
rosso dal prurito, i miei polmoni
sulla lastra di sette o sei anni.

Puntura sotto la pelle:
il test di Mantoux. La soldatessa
con un ago. Io soldato
con un livido, rosso dal prurito,
i miei polmoni di diciannove, vent’anni
più valoroso che mai. Sopra
di noi in casa abitava mio
nonno con la sua silicosi. La silicosi
aumenta il rischio
di sviluppare tubercolosi, leggo
quarant’anni dopo, con un livido che prude
su ogni avambraccio,
spuntato spontaneamente, come se
il mio corpo parlasse con il mio corpo
di chi sono e di chi era
quell’altro che, quasi restasse nella distanza
più remota, non poteva avvicinarsi al nonno
per ascoltarlo, per respirarlo.

Da Bewaarmachinist (2011)

Video: Wiel Kusters

L’orologio

Questa poesia, oltre ad altre tratte dal libro In en onder het dorp è inclusa nella raccolta Doa tuut ‘t’, scritta da Wiel Kusters.
Kusters traccia un parallelo tra la scatolina senza polvere, in cui l’orologio è protetto, e la scatola del respiratore, a cui suo padre, in ospedale, è collegato.

Sotto un breve video nella quale Wiel Kusters recita la sua poesia in nederlandese.

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Mijn vaders horloge

Dit gedicht is opgenomen in Doa tuut ‘t’, geschreven door Wiel Kusters.
Kusters trekt een parallel tussen het stofvrije doosje waarin het horloge is opgeborgen, en het doosje van het beademingsapparaat, waaraan zijn vader in het ziekenhuis is verbonden.

Hier een video van Wiel Kusters die het gedicht voorleest.

Convegno minatori di memorie seconda edizione

 

A un anno di distanza dal convegno dedicato ai temi della memoria delle miniere e della migrazione italiana in Belgio e Olanda, si prosegue sulla scia tracciata con un nuovo appuntamento che si terrà presso il Dipartimento Lilec dell’Università di Bologna il 26 e 27 aprile 2017.

 

Le tematiche trattate nella prima edizione di Minatori di memorie da punti di vista interdisciplinari (storici, sociologici, antropologici, geografici e letterari), saranno affrontate nella nuova edizione con un focus più specifico, centrato su narrazioni e performance. Verranno prese in esame (ri)costruzioni e mediazioni di quei contesti e vissuti, affidate alla scrittura (in italiano, francese, neerlandese), più o meno finzionale, all’oralità e alle arti performative (teatro, cinema, videoarte, musica, fotografia, ecc.), con al centro trasformazioni, negoziazioni e performance identitarie e memoriali.

Saranno presenti, accanto a studiosi delle varie discipline coinvolte, anche artisti dall’Italia, dal Belgio e dall’Olanda, talvolta di retroterra migratorio: il poeta Wiel Kusters, lo scrittore e sceneggiatore Gustaaf Peek (che presenterà il film Gluckauf, vincitore del festival del cinema di Utrecht del 2015), il regista e attore Alessandro Idonea, gli artisti di foto e videoinstallazioni Silvia Caracciolo & Fabio Caramaschi.

 

Wiel Kusters: il mito della miniera

Una breve introduzione al lavoro di Herman Van Der Heide, che al convegno del 26 e 27 Aprile si concentrerà sulla poesia di Wiel Kusters e al suo legame col mondo della miniera.

Quando Wiel Kusters, poeta limburghese e figlio e nipote di minatori, comincia a scrivere, la miniera nel Limburgo olandese appartiene già al passato. Gli tocca allora recuperare una storia. Gli appunti del poeta si rivolgono a una sfera separata distaccata dal presente: la sua miniera è un museo, il suo territorio il Limburgo di prima. Museo non designa qui un luogo o uno spazio fisico determinato, ma la dimensione separata in cui si trasferisce ciò che un tempo era sentito come vero e decisivo, ora non più. Tramite la memoria e il sogno, il poeta si rimette in contatto con il passato che esiste solo come narrazione e quindi minaccia continuamente di riprodursi come una mancanza.
La famiglia, il territorio e la miniera riempiono le sue poesie da sempre. Vi si avverte una certa nostalgia per un’autenticità andata perduta.