WIEL KUSTERS – VIER GEDICHTEN UIT ITALIË

Wiel Kusters, poeta di Maastricht, ospite a più edizioni di Minatori di memorie ha scritto quattro poesie sulla sua esperienza in Italia. Si parlerà della miniera di Perticara, visitata il 12 Aprile durante il convegno, del Vesuvio, del Cristo velato, della sua visita a Napoli dal professor Franco Paris.

1

In de bus naar Perticara,
weet ik dat ik nooit meer ergens anders
zal zijn dan waar ik altijd al was,
hoe hoog de bergen ook gaan,
hoe laag de dalen in mijn vlees gaan liggen
onder hun schijn
van as.

Sulphur, museo storico
minerario, van steen tot
zwavelbrood, geel land
boven zijn duistere erts,
onder zijn lichtende graan.

Zuur, gestegen in zijn regen,
vond een weg terug – naar boom
en gras.

Ik wreef de steen totdat hij stonk.

2

‘Quale traccia? Ik breng u daar.’
Wij hebben nog niemand gevolgd
anders dan hem: de ingeving die
voor ons hinkt, vinger aan de knop,
galant een lift ontbiedt, ons noodt
en verderop, lagen lager,
nog een keer. ‘Betaal mij en
verwacht uw trein,
nu pas.’

3

Vesuvius achter het blauw
van de herinnering
en grauw als doodssymbolen
in ons misverstaan.

Ik heb de aarde aangeraakt
van de plaats waar ik begon
naar de vulkaan. Nog warm
de bodem waar mijn hand
mijn voetstap vond.

4 (Cristo velato, Cappella Sansevero, Napels)

Ongenaakbaar zacht, doorschijnend en opaak,
nabij tot in zijn verste verte.

Steen
uit Gods hand, met de werper verbonden
totdat hij viel en zichtbaar werd
dat hij voorgoed alleen zal moeten zijn
met zijn triomfantelijk falende vanger.

 

24 april 2019

Programma definitivo Minatori di memorie 3

Minatori di memorie 3: Il plurilinguismo nei contesti transnazionali della Vallonia e del Limburgo belga e olandese

11-12 aprile 2019

Bologna, Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Straniere
Sulphur – Museo Storico Minerario di Perticara (RN)
a cura di Marco Prandoni & Sonia Salsi
Giovedì 11 aprile

Dipartimento Lilec, Università di Bologna

Sala convegni

10,00 Apertura

10,30 Prima sessione: Sociolinguistica. Modera Marco Prandoni

Stefania Marzo (Lovanio), Flamano, giargianese o kapotte Vlaams? Sul patrimonio linguistico e meta-linguistico dei minatori italiani nelle Fiandre

Dolores Ross (Trieste) & Paola Gentile (Anversa/Trieste), Mina o miniera? Scambi linguistici nelle miniere olandesi e belghe

Lisa Visani Bianchini (Padova), Una ricerca sulla diffusione e percezione della citétaal tra i giovani di Houthalen-Helchteren

*

13,00-15,00 Pausa pranzo

*

15,00 Seconda sessione: Letteratura e traduzione. Modera Franco Paris (Napoli)

Sonia Salsi (Bologna), Et elle a voulu sa part, cette roche obscure. La memorialistica di Olinda Slongo: una storia di vita italiana narrata in francese

Wiel Kusters (Maastricht), Twee- en meertaligheid in mijn dichterlijke praktijk. Over het gebruik van Nederlands, Kerkraads en Duits / Bilinguismo e multilinguismo nella mia pratica poetica. Sull’uso di neerlandese, dialetto di Kerkrade e tedesco

Catia Nannoni (Bologna), Dinddra di Girolamo Santocono: impasti linguistici nell’universo delle seconde generazioni di emigrati italiani in Belgio

17,30 Is er liefde voor dit?~ C’è amore per questo? Incontro con il rapper Don Luca, a cura di Sonia Salsi

 

La Confraternita dell’Uva

ore 20,00 Performance di Don Luca

Declamazione di poesie da Carbone notata (Raffaelli 2019) di Wiel Kusters, con Herman van der Heide e Franco Paris

 

 

Venerdì 12 aprile

Sulphur – Museo Storico Minerario di Perticara (RN)

Apertura 10,30

Terza sessione: Storia. Modera Lilith Verdini

Daniela Tasca (Amsterdam), La difficile identità politica e culturale degli italiani nel Limburgo olandese nel ventennio 1930-1950

Carla Campanella (Ventimiglia), Lingua e cultura italiana in Belgio: politiche
d’integrazione scolastica per i figli degli immigrati italiani

Walter Basso (Rovigo), Condizioni linguistiche degli immigrati veneti in Belgio

Presentazione Minatori di memorie (Pàtron 2017) e Minatori di memorie 2: narrazioni e performance (Pàtron 2019), con Daniela Tasca e Lilith Verdini.

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13,00 Pausa pranzo

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15,00 Visita al Museo Minerario Sulphur

 

Blog della conferenza, a cura di Lisa Visani Bianchini.

 

Flamano, giargianese o kapotte Vlaams? Sul patrimonio linguistico e meta-linguistico dei minatori italiani nelle Fiandre

Ormai ci siamo quasi, tra una settimana avrà luogo la terza edizione di Minatori di Memorie e oggi ho deciso di pubblicare l’abstract di Stefania Marzo, docente di Linguistica presso l’Università di Lovanio che ci parlerà del patrimonio linguistico lasciato dagli italiani e di alcuni aspetti della Citétaal:

Questo contributo esplora il patrimonio linguistico e meta-linguistico che hanno lasciato le famiglie italiane di minatori arrivati nel Limburgo belga dopo la seconda guerra mondiale. Sulla base di ricerche storiche, analisi discorsive di testi e interviste sociolinguistiche, si dimostrerà come la complessa integrazione linguistica della prima generazione che non è mai riuscita ad acquisire la parlata locale delle Fiandre sia stata accolta dalle nuove generazioni. Questa storia linguistica vissuta e raccontata dalle prime generazioni è stata la fonte d’ispirazione per la creazione di un nuovo vernacolo (chiamato anche Citétaal o Cités) sviluppato e praticato dai giovani sia italiani che non italiani.
Questo sviluppo storico verrà presentato in tre fasi. In primo luogo, descriveremo la complessa situazione linguistica di contatto (spesso vissuta come traumatica) delle famiglie dei minatori di prima generazione. Seguirà una descrizione delle conseguenze linguistiche di questa situazione da cui è emerso un gergo minerario multilingue utilizzato dai minatori sia fiamminghi che stranieri. In una terza parte ci soffermeremo sulla forte connessione tra questa storia di contatto linguistico e le pratiche linguistiche quotidiane delle nuove generazioni, descrivendo la Citétaal come una sorta di riflessione meta-linguistica sulla storia linguistica dei minatori del Limburgo.

Minatori di Memorie 2, Narrazioni & performance

Finalmente è uscito il secondo volume di Minatori di memorie:

Nel volume, secondo della serie Minatori di memorie, trovano spazio recenti mediazioni artistiche delle eredità delle miniere e della migrazione italiana in Belgio e Olanda: in opere teatrali (262 vestiti appesi di Alessandro Idonea), film (Gluckauf di Remy van Heugten, con sceneggiatura di Gustaaf Peek), docufilm (Viaggio al Belgio di Mattia Napoli), poesia (di Pierre Kemp, Wiel Kusters e Leonardo Zanier), installazioni video e fotografiche (L’Âge du Charbon di Fabio Caramaschi e Silvia Caracciolo), racconti letterari (Sette birre Efes Pilsen di Kenan Serbest), interviste autentiche e rielaborazioni di memorie individuali. Lo spettro delle modalità discorsive e rappresentative è ampio e fluido il confine tra elementi finzionali e non finzionali. Ne emerge un testo culturale transnazionale ricco e sfaccettato, in cui le performance (post) memoriali costruiscono, decostruiscono e ricostruiscono narrazioni private e pubbliche, alternando la volontà di commemorare e la necessità di profanare un passato che rischierebbe altrimenti di rimanere inaccessibile.

(Patron editore)

 

Una ricerca sulla diffusione e percezione della citétaal tra i giovani di Houthalen-Helchteren

In vista del Convegno di Aprile pubblico l’abstract del mio intervento, una piccola ricerca volta ad analizzare quali siano i contesti in cui la citétaal viene utilizzata maggiormente, a quali emozioni si lega soprattutto il motivo per la quale viene utilizzata.
Esprime l’identità culturale? È semplicemente divertente o vi sono altre motivazioni più radicate?

La pubblicità di Mediaworld dice: “Mi jo wat een sjikke prijzen!”1, Don Luca invece:“kom een tour in de cités make, leer een beetje cités praate”2, i rapper di Genk utilizzano uno slang ancorato alla citétaal e vi è addirittura un piccolo dizionario nel quale vengono riportati i termini più utilizzati soprattutto nel primo periodo, ovvero quello in cui questo linguaggio gergale era fortemente legato alle attività minerarie. Ma in quale misura viene utilizzato questo socioletto oggigiorno? Alcuni ragazzi dell’Istituto Tecnico Don Bosco di Houthalen-Helchteren hanno risposto ad una serie di domande sulla citétaal, per capire in quale contesto viene utilizzata maggiormente, se oralmente o per chattare e messaggiare, se anche con insegnanti e genitori oppure soprattutto con amici, ed inoltre se vi è un motivo per la quale viene ancora usata oppure viene semplicemente vista come uno slang giovanile che ormai non guarda più la memoria mineraria legata a questi termini.

1 “Mii che prezzi super!”
2 “vieni a fare un tour delle cité, impara un po’ di lingua cité”

Lisa Visani Bianchini

BILINGUISMO / MULTILINGUISMO NELLA MIA PRATICA POETICA

Il poeta Wiel Kusters ha mandato un breve testo dove ci parla delle “sue lingue”, tema che affronterà anche durante il convegno:

La mia lingua madre, ovvero la lingua in cui sono cresciuto fino a quando non sono andato alla scuola elementare, diventando bilingue, è il Kerkraads, la lingua di Kerkrade, città (ex)-mineraria nel sud-est del Limburgo olandese, dodici chilometri al di sopra di Aquisgrana. Il Kerkraads è un dialetto ripuario.
La lingua ripuaria è conosciuta in linguistica come una varietà del francone medio, parlata nell’area compresa tra le linee di Benrath e Bad Honnef in Germania. Nei Paesi Bassi solo i dialetti di Kerkrade, Vaals, Bocholtz e Simpelveld appartengono a questa famiglia dialettale. Persino per la provincia del Limburgo con le sue numerose varianti linguistiche – che insieme vengono classificate come limburghese – questi dialetti, compresa dunque la mia lingua madre, vengono considerati qualcosa di “esotico”. Ciò vale ancor più per la lingua della mia giovinezza, che ovviamente non ho mai dimenticato, quando la paragoniamo al neerlandese standard in cui scrivo e pubblico da quando avevo diciassette, diciott’anni. Eppure questo non significa che io non abbia scritto anche in Kerkraads. Quando avevo circa sedici anni, pubblicai le mie prime poesie, tra cui un adattamento in Kerkraads di una poesia di Jacques Prévert, Page d’écriture, nella rivista dell’associazione dialettale “Veldeke”. Dopodiché ci è voluto molto tempo prima che riprendessi – e comunque sempre poco – a utilizzare Kerkraads.
Durante la conferenza parlerò del come e del perché di queste scelte, sottolineando il fatto che nel mio lavoro mi sono occasionalmente servito anche del tedesco, altra lingua che sento a me molto vicina. Come ulteriore elemento per la mia storia, esaminerò la collaborazione con il poeta romeno-tedesco Oskar Pastior (1927-2006), autore tra l’altro di Der krimgotische Fächer (1978), canzoni e ballate in una pseudolingua gotica di Crimea ricca di suoni. Con lui, che proprio come me proveniva da una zona di contatto tra lingue e culture differenti, ho intrapreso progetti di scrittura a Berlino e Maastricht che ci hanno divertito e da cui abbiamo imparato molto. Oskar era plurilingue per principio, al punto che arrivò a tradurre Petrarca dall’italiano, senza conoscere l’italiano, o a tradurre su mia richiesta una poesia di Stefan George in tedesco, di cui io poi feci “una” versione in neerlandese.

                                                                                Trad. Lisa Visani Bianchini